Patrimonio

Il Museo, con il supporto di numerosi pannelli didattici, illustra tappa per tappa l’evoluzione del territorio, dal Neolitico fino alla colonizzazione romana.

Il Neolitico

Apre il percorso il Neolitico con le sue innovazioni tecnologiche. Strumenti in pietra scheggiata e levigata trovati nel territorio lombardo documentano la lavorazione della pietra dal VI al IV millennio a.C., periodo in cui le comunità diventano sedentarie e passano da un’economia di caccia e di raccolta all’agricoltura e all’allevamento. Cominciano anche la produzione di recipienti in ceramica, la filatura e la tessitura. Vasi dal caratteristico colore nero lucido scoperti nell’abitato della Lagozza di Besnate (Varese, prima metà del IV millennio a.C.), insieme agli strumenti per filare e tessere, testimoniano l’ultima fase del Neolitico.

L'Età del Bronzo

Segue l'Età del Bronzo (in Italia settentrionale, 2200-900 a.C.), caratterizzata dalla lavorazione del rame e delle sue leghe e dall’impiego dell’aratro e del carro. Una vetrina è dedicata ad alcuni ripostigli dell’Italia settentrionale, cioè riserve di metallo grezzo, lavorato o da rifondere, nascoste sottoterra e una alla metallurgia, con pani di rame trovati nel Cremonese, ugelli da mantice e manufatti in bronzo quali spilloni, aghi e una punta di lancia.
A completare il quadro della perizia tecnologica raggiunta nell’Età del Bronzo sono i manufatti in osso, corno e legno rinvenuti in varie località della Lombardia.

Il percorso museale prosegue con le testimonianze dell’età del Bronzo Finale (XII-X secolo a.C.) e la prima Età del Ferro. Questo periodo è documentato dalla Cultura di Golasecca nelle aree di Golasecca-Sesto Calende-Castelletto Ticino, Como e Bellinzona.

Dalla cultura di Golasecca alla romanizzazione

Le comunità golasecchiane sviluppano un progressivo inurbamento che si realizza nel VI e V a.C. e una complessa stratificazione sociale. Dal V secolo operano come mediatori di scambi tra il Mediterraneo e l’Europa celtica, raggiungendo un alto grado di ricchezza incentrata nelle mani di una élite aristocratica, che depone nelle tombe corredi di particolare bellezza, come quello di Sesto Calende.

Alla presenza gallica con la diffusione della cultura La Tène in Italia e alla romanizzazione (IV-I secolo a.C.), rimandano armille, spade e alcune ceramiche esposte nella vetrina che chiude il percorso.